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Investire in azioni Stellantis: analisi e prospettive future

Analisi ed opinioni di uno dei titoli più caldi su Borsa Italiana.

Francesco Adile   17 settembre 2021

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Francesco Adile Autore
Francesco Adile
Financial Market Expert

Laureato in Economia e Marketing Management, con esperienze di studio e lavoro in Francia e Belgio, nel 2020 fonda a Torino una startup fintech, operante nell'ambito dell'analisi dei mercati finanziari. Su QualeBroker si occupa dei mercati azionari e del mondo Fintech.

Azioni Stellantis

Nato dalla fusione tra i gruppi Peugeot e FCA, il colosso automobilistico con sede ad Amsterdam ha dichiarato utili per un ammontare pari a 7 miliardi di dollari (circa 5,9 miliardi di euro) per il primo semestre del 2021, contro una perdita di 965,4 milioni di dollari (circa 813 milioni di euro) durante lo stesso periodo nel 2020 (il confronto è fatto con i dati consolidati 2020 dei due gruppi FCA e PSA).

Il report sui risultati finanziari nella prima metà dell’anno ha dunque messo in luce la differenza netta con il 2020, anno in cui lo scoppio della pandemia ha avuto un impatto terribile sull’intero settore dei trasporti.

Nonostante gli ottimi risultati in termini di ricavi e redditività, l’azienda ha dovuto affrontare il problema dello “chip shortage”, la carenza di semiconduttori che ha paralizzato l’intero comparto automobilistico, registrando nel mese di agosto 2021 un calo in borsa di oltre il 7%.

Analizziamo le performance di Stellantis in questo suo primo anno di vita nonché gli andamenti in borsa, per capire se convenga o no investire nelle azioni della multinazionale automobilistica.

Stellantis: panoramica del nuovo top player automobilistico

Il gruppo Stellantis nasce ufficialmente il 16 gennaio 2021 con l’effettività della fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Groupe SPA (Peugeot S.A.). Con la fusione, la holding Exor di proprietà della famiglia Agnelli detiene il 14,4% delle quote, contro il 7,2% custodito da Peugeot 1810, la società della famiglia Peugeot, il 6,2% dello stato francese e il 5,6% dei cinesi di Dongfeng.

L’amministratore Delegato del neonato gruppo diventa Carlos Tavares, già dirigente del gruppo Renault, mentre la Presidenza e la Vice Presidenza vengono assegnate rispettivamente a John Elkan e Robert Peugeot.

Il 18 gennaio le azioni Stellantis (STLA) fanno il debutto in Borsa Italiana e su Euronext Parigi, mentre il giorno dopo iniziano a essere negoziate sul New York Stock Exchange (NYSE).

Il titolo Stellantis diventa la terza maggiore azienda del FTSE MIB (con oltre 42 miliardi di capitalizzazione), con un peso nell’indice pari al 7,38%, dietro a Enel (15,42%) e Intesa San Paolo (8,74%).

Il titolo registra subito delle performance positive, segnando a Piazza Affari un rialzo di oltre il 7,7% .

Con la fusione, Stellantis diventa il quarto gruppo automobilistico più grande al mondo, ai piedi del podio composto da Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan Alliance.

Interessante anche il variegato portafoglio di brand posseduto da Stellantis, ben 20 nomi celebri, tra cui Abarth, Alfa Romeo, Citroen, Jeep e Maserati, oltre alle stesse FIAT e Peugeot.

Dal boom dei ricavi al caso “chip shortage”

Come accennato, nel primo semestre del 2021 Stellantis ha registrato una notevole crescita, soprattutto se paragonata allo stesso periodo del 2020: 75,31 miliardi di euro di ricavi netti e utile netto pari a 5,936 miliardi (contro il rosso di 813 milioni dell’anno precedente).

Per quanto concerne le performance sul mercato, record di redditività nel nord America, con un +42% di ricavi in rapporto al primo semestre del 2020 e un +25% di consegne. Ottimi risultati anche in Europa, dove il gruppo Stellantis ha segnato un +41% di ricavi e una quota di mercato allargata pari al 23,1%. Nel Belpaese, Fiat Panda guida la classifica delle automobili vendute, mentre Fiat Nuova 500 elettrica è leader tra le soluzioni green in dieci Paesi.

Fa da contraltare alla crescita di ricavi e utili la crisi globale dei semiconduttori che ha colpito l’intero comparto automobilistico. La crisi di approvvigionamento di componenti elettroniche, infatti, ha colpito gli impianti di assemblaggio di Pomigliano, Sevel e Melfi, rischiando di impattare gravemente sull’occupazione, con i sindacati che lanciano l’allarme sulla tenuta dell’industria automobilistica e, nello specifico, sul gruppo Stellantis. Preoccupati anche General Motors, Toyota e Volkswagen.

La casa giapponese, per esempio, è stata costretta ad applicare un taglio della produzione a causa della crescente difficoltà nell’assicurare i chip (nonostante un aumento della produzione globale nel mese di luglio pari all’11,9%).

Intato, Tmsc, il maggiore produttore globale di microchip, ha alzato i prezzi fino al 20%. Ci si aspetta, dunque, dei rincari sui prodotti finali e una contrazione della domanda.

Le opinioni degli analisti

I rating degli esperti finanziari sembrano sorridere al titolo Stellantis, confermando una fiducia piena nelle performance di borsa della casa automobilistica italo-francese-statunitense.

Il Wall Street Journal riporta i giudizi dei broker per il trimestre luglio-agosto-settembre.

Possiamo vedere come la quasi totalità degli analisti esprime un rating “Buy” sulle azioni Stellantis, con un Price Target mediano di molto superiore all’attuale prezzo del titolo:

Scendendo un pò nel dettaglio e andando a riportare i giudizi delle principali società di rating, agli inizi di settembre Jose Asumendi, Managing Director di JP Morgan, conferma il giudizio positivo sul titolo Stellantis, con un price target che rimane a 20 euro.

Nello stesso periodo, Stellantis incassa anche la “benedizione” degli analisti di Deutsche Bank, che esprimono una raccomandazione di acquisto e un prezzo obiettivo a 20 euro, pari a una crescita potenziale di oltre il 30% rispetto a quello attuale.

La banca tedesca sottolinea però la necessità di Stellantis di rafforzare la propria presenza in Cina, dato che il gruppo automobilistico resta ancora molto dipendente dai mercati americano ed europeo.

Per quanto concerne l’analisi tecnica, l’Ufficio Studi Teleborsa riporta un andamento su base settimanale del titolo in linea con l’indice di riferimento, evidenziando quanto il trend azionario di Stellantis sia condizionato dal mercato in cui opera piuttosto che da eventi legati al titolo stesso.

Il titolo in generale presenta un livello di rischio contenuto e un’equilibrata volatilità giornaliera, attirando lo scarso interesse di investitori istituzionali dato che i volumi intraday risultano inferiori alla media mobile dei volumi a un mese.

Guardando l’andamento del titolo nel semestre marzo-settembre, le azioni Stellantis hanno registrato una crescita pari al 24,52%, mentre nel mese di agosto il titolo ha subito una battuta d’arresto, probabilmente dovuta alla crisi dei semiconduttori, segnando una performance a 1 mese (agosto-settembre) pari a -5,85% (fonte: Borsa Italiana):

Conclusioni

Stellantis è un’azienda caratterizzata da fondamentali solidi e da una crescita rapida e costante nei mercati americano ed europeo. Inoltre, il colosso automobilistico presenta un chiaro e ambizioso piano di espansione commerciale nei mercati asiatici, con un main focus sulla Cina.

Infatti, la controllata Opel, che a luglio 2021 ha cambiato CEO nominando Uwe Hochgeschurtz, rappresenterà la chiave di accesso al Dragone, dove il costruttore tedesco sbarcherà nei prossimi anni con l’offerta di modelli d’auto 100% elettrici. Per soddisfare la futura richiesta green dei consumatori asiatici, il gruppo ha siglato una partnership con la cinese Svolt, azienda produttrice di batterie al litio.

Stellantis, dunque, rappresenta un’ottima scelta per gli investitori avversi al rischio, dato che il titolo, come già accennato, presenta bassi livelli di rischiosità e volatilità giornaliera. Sarebbe un’ottima scelta anche per gli investitori di lungo-periodo, che potrebbero decidere di tenere in portafoglio le azioni di un’azienda in piena crescita sui mercati globali. Meno interessante per gli investitori con obiettivi meramente speculativi nonché per i trader che effettuano scambi intra-day.

 

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