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L’ultimo step nella guerra tra i broker: il trading a zero commissioni

Le commissioni di trading saranno soltanto un lontano ricordo?

analisi del settore dei broker online

Il settore del brokeraggio finanziario è da alcuni anni sotto pressione ed è probabilmente arrivato a un punto di svolta: a governare questi processi di cambiamento abbiamo da un lato la forte competizione tra i broker, dall’altro l’evolversi del contesto finanziario.

Ma prima di addentrarci in quello che sta accadendo al settore, cerchiamo di capire meglio da dove nasce la figura del broker online.

L’evoluzione delle borse valori: dal mercato fisico al mercato telematico

La transizione avviene negli anni 90. Fino ad allora il mercato era organizzato “alle grida”. Il luogo di contrattazione era il Trading Floor di borsa in cui gli unici soggetti abilitati a partecipare alle contrattazioni erano gli Agenti di Cambio. Il costo delle transazioni elevato e il volume minimo per ogni transazione facevano della negoziazione di titoli in borsa un’attività esclusiva e rivolta solo ai soggetti più facoltosi.

Poi con l’avvento della tecnologia e di internet tutto cambia: ecco che avviene il passaggio dal mercato fisico al mercato telematico.

Sia i compratori che i venditori iniziano ad usare internet per inviare gli ordini in borsa attraverso una piattaforma di trading. La figura dell’Agente di Cambio viene sostituita da quella del broker online. Il costo delle transazioni si abbatte vertiginosamente e vengono meno anche i volumi minimi.

Investire in borsa inizia a diventare facile ed economico. È così che inizia a diffondersi il trading online (impennata di volumi e traders) e a moltiplicarsi il numero di broker online.

L’industria del trading online è stata in costante crescita negli ultimi decenni. La competizione tra i broker invece ha seguito due andamenti diversi se prendiamo in analisi gli USA e l’EUROPA.

Il trend negli USA

Negli Stati Uniti la competizione tra i broker è divenuta sempre più sostenuta. Le commissioni offerte ai clienti si sono ridotte sempre di più fino a raggiungere un livello basso ma stabile.

A cambiare le carte in tavola ci ha pensato l’ingresso di Robinhood nel 2015: una fintech della Silicon Valley la quale ha iniziato a offrire il trading a zero commissioni tramite una app. Il target di riferimento di Robinhood erano i Millennials ma ben presto questo nuovo broker ha attirato l’attenzione di tutte le fasce di utenti.

Il messaggio dei fondatori di Robinhood è il seguente: gli eseguiti elettronici costano quasi zero per i broker. I broker tuttavia addebitano le commissioni per due motivi:

  1. perché così fanno i loro competitors, e
  2. per coprire i costi operativi.

Robinhood adotta un nuovo business model in cui i ricavi non derivano dalle commissioni ma dagli interessi.

Robinhood è arrivata ad avere 10 milioni di conti attivi negli USA. Per porre un freno alla sua avanzata, nell’ottobre del 2019 alcuni dei principali broker americani hanno deciso di offrire il trading a zero commissioni: Charles Schwab, TD Ameritrade, ETRADE, Fidelity e Interactive Brokers.

Dopo poche settimane, Charles Schwab ha acquisito TD Ameritrade che era un broker più piccolo ed i cui flussi di ricavi erano fortemente dipendenti dalle commissioni di trading. L’eliminazione delle commissioni non era sostenibile ed è stata costretta ad un consolidamento. Il controvalore dell’operazione è stato pari a 26 miliardi.

Il trend in Europa

In Europa le commissioni si sono mantenute stabili (e alte) per decenni. A rivoluzionare il settore è stato l’arrivo del broker olandese DEGIRO, il quale ha lanciato i suoi servizi in 18 paesi europei. DEGIRO proponeva sin dall’inizio una struttura commissionale nettamente più conveniente rispetto a quella di tutti gli altri suoi competitors.

I primi ad offrire il trading senza commissioni in Europa sono stati Revolut e Freetrade. Emulando il business model di Robinhood, anche queste società fintech hanno iniziato a offrire il trading soltanto tramite una app, puntando a generare ricavi dagli interessi.

Ad oggi, a causa dei tassi negativi, non vi sono possibilità per i broker europei di portare le commissioni a zero. Se un domani i tassi dovessero ritornare positivi allora a mio avviso vedremo un accentuarsi della guerra delle commissioni anche in Europa. Nel frattempo, però, la sfida dei broker europei è quella di rivedere il proprio business model, in modo da non dipendere troppo dalle commissioni. I broker che potrebbero avere difficoltà a modificare il proprio modello di ricavi già hanno iniziato a valutare l’ipotesi di consolidarsi con altri broker. È in questo contesto che si configurano le recenti consolidazioni Binck Bank-Saxo Bank e Flatex-DEGIRO.

L’offerta del trading a zero commissioni: un modello sostenibile per i broker?

I broker sono società con scopo di lucro, spesso quotate in borsa. L’obiettivo dei loro manager è dunque quello di massimizzare gli utili. Ma come possono appunto i broker massimizzare gli utili, se decidono di fare a meno di una delle principali fonti di ricavi? Se è vero che le commissioni rappresentano la principale fonte di ricavi, ve ne sono altre altrettanto importanti. Queste sono:

  • Commissioni di negoziazione
  • Interessi sulla marginazione (trading a leva)
  • Interessi attivi sui depositi dei clienti (solo negli USA)
  • Payment to order flow (PTOF)
  • Prestito titoli (short selling)
  • Servizi aggiuntivi (trasferimenti di portafoglio, ordini telefonici, conversioni di valuta)
  • Canoni mensili: per le piattaforme proprietarie; per l’informativa in tempo reale.

Confronto tra il modello di ricavi di un broker USA e un broker italiano

A questo punto sarebbe interessante confrontare i flussi di ricavi tra un broker USA e un broker italiano. Io ho scelto per il confronto Charles Schwab e Directa.

Le commissioni di trading hanno rappresentato negli ultimi anni solo una piccola parte dei ricavi di Charles Schwab (nel 2018 erano circa l’8%). Il flusso di ricavi principali proviene dai proventi netti da interessi (interessi per la marginazione + interessi per lo short-selling + interessi sui depositi). Il broker poi ha ottenuto il 30% di ricavi circa per la gestione di fondi e ETF proprietari + i servizi di consulenza. Altri ricavi sono i canoni per le piattaforme e l’order flow income (PFOF).

Il totale dei ricavi dalle commissioni per il 2018 è stato pari a 763 milioni di dollari. Ed è indicativamente questa la cifra a cui sta rinunciando Charles Schwab con il trading a zero commissioni. Nel lungo termine comunque ci si aspetta che il picco di nuovi clienti permetterà di incrementare gli altri flussi di ricavi.

Andiamo adesso ad analizzare i flussi di ricavi del broker italiano Directa.

Quasi la metà dei ricavi è generata dalle commissioni di trading (7,5 milioni di euro circa). L’altra metà dei ricavi proviene dagli interessi attivi. Ad oggi dunque sarebbe quasi impensabile di pretendere da Directa l’eliminazione delle commissioni di trading. Farlo significherebbe dimezzare da un anno all’altro il proprio flusso di ricavi. Sarebbe però opportuno, per Directa e per altri broker simili, sviluppare nuove fonti di reddito, in modo tale da diminuire la propria dipendenza dalle commissioni (in un’ottica di uno scenario futuro di trading a zero-commissioni applicato dai principali competitors).

Quanto sono importanti le commissioni nella scelta di un broker?

Dalla prospettiva di un cliente invece, quanto incidono le commissioni di trading sulla scelta di un broker? Le commissioni sono uno degli aspetti più importanti nella scelta di un broker, ma vi sono altri fattori cruciali.

Con QualeBroker.com abbiamo sviluppato una metodologia per valutare i broker. Abbiamo identificato 10 componenti, assegnando ad ognuna di esse un peso:

I fattori cruciali nella scelta di un broker:

  • Sicurezza (20%): ente regolatore, schema di protezione degli investitori, segregazione dei fondi…
  • Commissioni e Costi (18%): commissioni di trading, tassi di finanziamento, canoni, costi nascosti…
  • Offerta di prodotti e mercati (12%)
  • Piattaforme (12%): web, desktop, velocità esecuzione ordini, crash rilevati…
  • Gestione fiscale (10%): regime fiscale offerto
  • Facilità d’uso (8%): user-friendly, apertura conto rapida, sito web chiaro e moderno….
  • Trading da mobile (6%): app di trading
  • Servizio clienti (6%): qualità e celerità dell’assistenza
  • Formazione (4%): materiale didattico, corsi, eventi….
  • Servizi bancari (4%): offerta di un conto corrente, servizi di consulenza, prodotti bancari.

Direzione e sfide del settore del brokeraggio

Che direzione sta prendendo il settore del brokeraggio finanziario e quali sono le sfide che devono affrontare i broker?

  1. I tassi negativi rappresentano un pericolo per i broker europei, in quanto questi non possono ottenere rendimenti dai depositi dei clienti, così come avviene negli Stati Uniti.
  2. I volumi di trading registrati dalle principali borse (tra cui Borsa Italiana) sono in costante diminuzione. La causa è da ricondursi principalmente al passaggio ad un approccio passivo agli investimenti da parte degli investitori.
  3. La legislazione, soprattutto in Europa, sta diventando sempre più rigida. Ne consegue che i costi operativi dei broker aumentano, soprattutto per la compliance e il controllo interno.
  4. In un settore in cui le commissioni sono in continua diminuzione, i broker devono diversificare il loro business per ottenere ricavi da altre fonti.
  5. I broker che non riusciranno a stare al passo con l’evoluzione del settore saranno costretti a consolidarsi con altri broker.

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