Cosa sono i Bitcoin e come funzionano?

16 Giugno 2023

Il Natale sta arrivando. Da tutte le parti del mondo, a partire dall’indirizzo 11 di Wall Street, sede del New York Stock Exchange, si festeggia un anno positivo: l’S&P500 ha guadagnato il 13.5% da inizio anno, il Dow Jones 5,1%, il NASDAQ addirittura il 38%.

Eppure, in un passato onirico, scomparso, lontano da comparire soltanto negli incubi, i maggiori investitori non possono dimenticare il periodo intercorso tra febbraio e marzo di quest’anno. Il bear market più veloce della storia, più del 1929. Il suono delle campanelle nell’Exchange, ed il successivo silenzio lugubre, a ricordare un’interruzione al trading di 15 minuti causa volumi troppo ribassisti. Sono periodi lontani, che tornano lentamente e distinti solo guardando gli attuali avvenimenti dell’economia reale: record di disoccupazione, di stimoli fiscali, di debiti governativi circondano il nuovo panorama degli investimenti.

Tra tutti gli avvenimenti che si possono snocciolare e sono già stati sentiti, prima di cadere in luoghi comuni bisogna mettere il punto su un periodo significativo di quest’anno, breve e inosservato: dal 9 al 18 marzo, prima dell’intervento veemente delle Banche Centrali in sostegno dei mercati finanziari, tutti gli strumenti scambiabili sono stati segnati dal colore rosso. Tutti, proprio tutti. L’oro, adulato nei mesi precedenti come bene rifugio di fronte ad un clima di incertezza economica o potenzialmente inflazionistico, perde il 12%.

La criptovaluta Bitcoin, trepidante di mostrare i muscoli nel momento in cui dovrebbero faticare i governi centralizzati e le loro valute, perde metà del suo valore ed il 30% in un solo giorno. I famosi Treasury bond americani, considerati risk-free e che guadagnarono il 10% nella crisi del 2008, persero il 16% del loro valore. Il mercato più liquido e profondo che il mondo abbia mai visto era a rischio della propria esistenza.

Rischio, risk-free… non si crea un ossimoro? Nei corsi più basilari di economia finanziaria ci erano state dettate le differenze tra un’azione ed un’obbligazione, Harry Markowitz era stato salutato con favore con le sue teorie sulla diversificazione, la mitigazione del rischio, infine le citazioni di Warren Buffett sul “non mettere tutte le uova in un unico paniere” erano il suggello a stabilire la loro verità.

Ma forse erano fatte della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Nel momento in cui vengono scritte queste righe, circa metà delle obbligazioni governative mondiali hanno un tasso di rendimento negativo. Pochi giorni fa, per la prima volta nella storia, le obbligazioni corporate hanno raggiunto un rendimento nominale minore dell’inflazione. Quanto più in basso possono scendere i rendimenti, già fuori dai testi universitari? Cosa ci ha portato in questa situazione? E, soprattutto, cosa può fare l’investitore medio per proteggere i suoi risparmi dall’inflazione e dai rischi finanziari?

La celebrità, ormai garantita, è stata coronata durante la fine del 2020. Entra nelle discussioni economiche, sociologiche e politiche di tutti giorni per polarizzarle con la sua dirompente innovazione. Avete già capito? Bene, oggi si parla di Bitcoin. E no, non ti fermare sulla soglia con un fare svogliato per l’ennesimo ritornello. Oggi vogliamo spiegare: come funziona davvero il Bitcoin? Quali potenzialità vedono i più entusiasti investitori? E, se tu dovessi convincerti di altrettanto: come è possibile iniziare ad investire in Bitcoin?

Origini del Bitcoin

Partiamo dal principio, per chi fosse stato catapultato nel nostro secolo dal tempo in cui la fiducia nel sistema monetario era stata tranquillamente affidata a metalli preziosi o banche centrali. Qual è l’obiettivo euristico di Bitcoin? La domanda che ricopre la ragnatela del web dev’essere subito recisa: una moneta digitale che possa fare pagamenti senza la presenza di intermediari finanziari.

Bene, ma cos’altro possiamo trarre da questa definizione? Il viaggio si presenta impervio, perché già alla sua nascita Bitcoin sembra nato sotto una stella anonima, un paper scritto nel 2008 dal fantomatico Satoshi Namamoto.

In quel periodo, se ricordate, la polemica era aspra nell’aria americana: salvare o meno le banche d’investimento che si erano infangate nella grande crisi finanziaria di cui fu vittima Lehman Brothers. I depositi che i fedeli correntisti avevano depositato nel mondo venivano messi in dubbio, come accadrà anche in Italia dopo nel 2011. Il signor Namamoto entra di diritto nella storia recente con un’argomentazione provocatoria: sono davvero così necessarie le banche? Questo fulmine a ciel sereno continuerà a rimbombare negli anni a seguire, sicché con la “sua” invenzione del Bitcoin – probabilmente la valuta è stata ideata da un gruppo di persone e rimane ad oggi un progetto open source – questo ruolo degli intermediati finanziari è stato messo in discussione. Vediamo come.

Autore dell'articolo:

Alfredo de Cristofaro
Founder
Laureato in Economia e Finanza, dopo aver lavorato a lungo presso uno dei principali broker finanziari in Europa, ha deciso di mettere a disposizione degli investitori le conoscenze maturate nel corso degli anni. Su QualeBroker.com si occupa di recensire i broker, assicurandosi che vengano garantiti i più alti standard di sicurezza e trasparenza.
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