Guadagnare in borsa? Il segreto è tagliare le commissioni di trading

12 Agosto 2025

Partendo dal presupposto - banale ma mai scontato - che essere i più economici non per forza significhi essere i migliori, in questo articolo abbiamo condotto una simulazione per stabilire la correlazione tra rendimenti in borsa e costi delle commissioni di trading.  Si può guadagnare in borsa, in misura maggiore/minore, a seconda del broker online utilizzato? 


Prima di addentrarci nell’analisi, partiamo dal presupposto che in Italia non esiste un sistema universale per confrontare le commissioni di banche e broker nel trading online: alcuni di questi adottano un piano commissionale a tariffe variabili, altri un piano a tariffe fisse, altri ancora a tariffe degressive.

Vediamo di cosa si tratta.

Commissioni trading online: variabili, fisse e degressive

Le commissioni variabili sono calcolate in percentuale sul controvalore negoziato, quindi “variano” a seconda del capitale utilizzato per ogni singolo ordine; solitamente hanno un importo minimo (la commissione minima che il trader deve pagare anche se in percentuale sarebbe di meno) e un importo massimo (oltre il quale si paga comunque solo l’importo massimo). In pratica l’importo minimo è a favore del broker mentre l’importo massimo è a favore del trader.

Per esempio, con il profilo base di Fineco si paga lo 0,19% del capitale utilizzato in ogni ordine; questo significa che, se acquisto azioni italiane con 1.000 euro, pagherò lo 0,19% di 1.000 euro, cioè 1,9 euro.

Le commissioni fisse sono invece indicate da uno importo in euro indipendentemente dal controvalore del singolo ordine.

In questo caso, per acquistare azioni sul mercato italiano con eToro o Degiro si paga 1 euro per ogni ordine, indipendentemente dalla quantità di azioni comprate o dal capitale impiegato.

Sia le commissioni variabili sia le commissioni fisse possono essere poi “degressive”, cioè possono diminuire con il crescere del numero di eseguiti in un dato periodo di tempo (in un mese o in un trimestre).

Quindi, partendo da un piano di base, se in un mese o in un trimestre vengono soddisfatte specifiche condizioni (es. un determinato volume di commissioni generate) potrò negoziare con commissioni ridotte; solitamente i broker organizzano la degressività in cinque o sei livelli di convenienza crescente.

Alcuni broker offrono sia le commissioni fisse sia quelle variabili, con la possibilità (soggetta a condizioni) di spostarsi da una tipologia all’altra. 

Ma quando convengono le commissioni variabili e quando quelle fisse?

Scegliere il tipo di commissione di trading

Per aiutarti a capire il meccanismo puoi utilizzare lo schema generico sotto riportato, in cui si ipotizza un broker che offre sia commissioni di trading fisse a 10 euro per eseguito sia commissioni variabili dello 0,2%. Quando conviene una o l’altra?

Dallo schema si vede chiaramente che al di sotto di un controvalore di 5.000 euro conviene la commissione variabile perché consente di pagare sempre meno di 10 euro.

Quando invece si supera il controvalore di 5.000 euro, conviene la commissione fissa, perché qualunque importo si negozi, si pagherà sempre 10 euro.

Quindi, la variabile da tenere presente è il controvalore.


Ma non è tutto: alcuni broker online suddividono la struttura commissionale in fasce di prezzo differenti, nelle quali il trader verrà assegnato a seconda delle commissioni generate nel mese (o trimestre) precedente a quello di riferimento.

Negli anni precedenti la tendenza diffusa era quella di vedere broker low-cost (discount broker) offrire servizi economici ma basilari, a tratti inadeguati e incompleti.

Al contrario i broker full-service offrivano servizi avanzati e completi ma a fronte di costi troppo alti per essere persino solo considerati dagli investitori medio-piccoli.

In tempi recenti questo trend ha cambiato rotta, delineando un nuovo scenario in cui la competizione tra i migliori broker online è aumentata sempre di più e le differenze nei servizi si sono andate pian piano assottigliando, grazie all’avvento della tecnologia di cui hanno usufruito sia i discount broker che le banche online.

Una differenza però è rimasta marcata tra le due categorie di broker: i diversi costi delle commissioni e dei servizi accessori per l’attività di trading online.

Prendiamo ad esempio il titolo Amazon (Nasdaq, ISIN: US0231351067), uno dei più negoziati negli ultimi anni.

Utilizzando il calcolatore delle commissioni di trading ideato e sviluppato da QualeBroker, si nota che qualora un investitore italiano volesse negoziare tale titolo nell’arco di un mese, potrebbe spendere 1 o 2 euro di commissioni con uno dei broker online come DEGIRO o Scalable Capital, potrebbe pagare 1€ o 2€ come costo delle commissioni per l’acquisto di azioni, oppure spendere tra 15€ e 30€ usando le banche online italiane come WeBank o Fineco.

Autore dell'articolo:

Alfredo de Cristofaro autore
Alfredo de Cristofaro
Founder
Laureato in Economia e Finanza, dopo aver lavorato a lungo presso uno dei principali broker finanziari in Europa, ha deciso di mettere a disposizione degli investitori le conoscenze maturate nel corso degli anni. Su QualeBroker.com si occupa di recensire i broker, assicurandosi che vengano garantiti i più alti standard di sicurezza e trasparenza.
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