- Scenario di mercato: previsto un forte surplus di offerta; prezzi sotto pressione nonostante le tensioni geopolitiche.
- Target prezzo: media stimata tra 55-64$ al barile, con rischio di calo a 40$ in caso di recessione globale.
- Impatto Venezuela: contenuto. L’eccesso di scorte globali e cinesi neutralizza il rischio di shock.
- Strategia di investimento: favorito il trading rispetto agli investimenti di lungo termine.
- Prospettive future: i prezzi bassi nel 2026 potrebbero innescare rialzi nel 2027-2028, a causa del calo degli investimenti nel settore.
Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per il mercato petrolifero globale, sospeso tra un eccesso strutturale di offerta e rischi geopolitici persistenti. Le previsioni sul petrolio sono tornate al centro dell’attenzione di analisti e investitori, soprattutto dopo l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e il riaccendersi delle tensioni internazionali.
Analizziamo le previsioni per capire come evolverà la quotazione del petrolio greggio nel 2026, quali saranno i fattori chiave che influenzeranno il prezzo e i possibili scenari per chi valuta un investimento nel settore energetico.
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Previsioni petrolio: il punto della situazione
Il mercato del greggio arriva al 2026 dopo un 2025 caratterizzato da un chiaro indebolimento dei prezzi. Nel corso dell’anno, il prezzo del petrolio è calato progressivamente a causa di una combinazione di domanda globale altalenante, rallentamento economico e forte crescita dell’offerta, soprattutto da parte dei Paesi non-OPEC come Stati Uniti, Brasile, Argentina e Guyana.
Il fattore dominante resta l’abbondanza di greggio. Persino l’OPEC+ ha aumentato più volte l’output per difendere le proprie quote di mercato. Questo ha contribuito a creare un eccesso di offerta strutturale, che ha esercitato una pressione ribassista sulle quotazioni e impedito un recupero duraturo dei prezzi.
A fine novembre, l’OPEC+ ha annunciato l’intenzione di interrompere gli aumenti di produzione fino al primo trimestre 2026, in risposta alle aspettative di un surplus globale di petrolio. Una decisione che ha fornito un supporto limitato al mercato, senza però invertire il trend di fondo.
Nonostante il blocco delle petroliere venezuelane deciso dagli Stati Uniti, che in teoria dovrebbe sostenere le previsioni sulla quotazione del petrolio, il mercato resta improntato alla cautela. I fondamentali indicano che il sistema energetico globale dispone ancora di ampie capacità di riserva, sufficienti ad assorbire l’impatto delle interruzioni localizzate dell’offerta.
In altre parole, c’è abbondanza di petrolio: l’offerta extra proveniente dalle Americhe compensa ampiamente le difficoltà venezuelane, riducendo il rischio di impennate fuori controllo dei prezzi,
Cosa aspettarsi dal mercato petrolifero nel 2026
Il sentiment generale per il 2026 rimane orientato al ribasso, poiché si prevede che l’offerta supererà la domanda per gran parte dell’anno. Sebbene lo scenario di base veda i prezzi oscillare in un intervallo tra i 55$ e i 64$ al barile, gli analisti non escludono cali più profondi.
Ecco alcuni target price degli analisti che abbiamo raccolto:
- L’IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia) prevede un surplus record di 4 milioni di barili al giorno, stimando una media di 51$ al barile.
- Goldman Sachs indica una media di 56$ per il Brent e 52$ per il WTI, e avverte che in caso di recessione globale la quotazione potrebbe scivolare fino a 40$.
- ING Group mantiene una visione più conservativa con prezzi stabili intorno ai 57$, confidando in una gestione oculata delle scorte.
Previsioni petrolio 2026: i fattori da tenere in considerazione
Come andrà la quotazione del petrolio nel 2026 dipenderà da una combinazione di fattori strutturali e geopolitici.
Il ruolo del Venezuela
La situazione in Venezuela è uno degli elementi più osservati dagli analisti. Il recente intervento statunitense e il blocco delle petroliere hanno avuto un impatto limitato e temporaneo sui prezzi.
Secondo TD Securities, divisione di investment banking della Toronto-Dominion Bank, una delle più grandi e solide istituzioni finanziarie del Canada, le interruzioni venezuelane potrebbero sostenere il prezzo nel primo semestre del 2026, ma l’eccesso di offerta globale continuerà a tenerlo sotto controllo. È possibile un movimento temporaneo verso i 60$ al barile, dovuto a fenomeni di short squeeze, ma livelli superiori sono considerati difficili da mantenere.
Come fanno notare gli analisti, il Venezuela possiede le riserve di petrolio più grandi al mondo, ma la sua capacità produttiva è fortemente compromessa:
- Il greggio è molto pesante e richiede diluenti importati
- Le infrastrutture sono gravemente deteriorate
- Servirebbero 50-60 miliardi di dollari e anni di investimenti per tornare ai livelli produttivi di 30 anni fa.
Anche un eventuale ritorno delle grandi compagnie statunitensi non produrrebbe effetti immediati. Per questo motivo, un aumento significativo della produzione venezuelana nel breve periodo appare improbabile.
L’effetto Cina
Un altro fattore chiave è la Cina, che sta accumulando enormi riserve strategiche di petrolio: se le esportazioni venezuelane, che si attestano intorno ai 0,8 milioni di barili al giorno, dovessero interrompersi, Pechino potrebbe attingere alle sue scorte invece di aumentare gli acquisti sul mercato globale.
Questo “ammortizzatore” riduce il rischio di uno shock dei prezzi, rendendo improbabile uno scenario simile alle crisi energetiche del 1973 o del 2022.
Altri fattori da monitorare
Oltre alla situazione in Venezuela, gli investitori dovranno seguire con attenzione una serie di variabili chiave:
- Le decisioni dell’OPEC+ e la misura in cui i paesi membri aderiscono alle politiche di produzione
- L’andamento delle scorte petrolifere globali, in particolare in Cina e nei paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
- Gli sviluppi geopolitici in aree ad alta rilevanza energetica come Russia e Medio Oriente
- La salute dell’economia globale e il suo impatto sulla crescita (o il rallentamento) della domanda di petrolio.
Conviene investire sul petrolio nel 2026? I possibili scenari
Il settore energetico resta uno dei più liquidi in borsa, ma nel 2026 la strategia deve essere prudente. Le previsioni non indicano un anno particolarmente favorevole per chi cerca rendimenti di lungo periodo sul prezzo del greggio.
Tuttavia, il mercato petrolifero segue un meccanismo di autocorrezione: prezzi bassi scoraggiano le aziende dal perforare nuovi pozzi. Poiché i giacimenti esistenti si esauriscono naturalmente, la mancanza di investimenti nel 2026 potrebbe preparare il terreno per una futura scarsità che può innescare una fase rialzista. È per questo che molte previsioni a lungo termine indicano un possibile recupero nel 2027-2028, dopo un 2026 debole.
Le opportunità per chi investe
In sintesi, il 2026 si presenta come un anno di accumulo e monitoraggio piuttosto che di crescita esplosiva.
- Scenario prudente: con prezzi tra i 55 e i 65$ al barile, meglio puntare su titoli Big Oil con dividendi solidi o su società di servizi petroliferi.
- Scenario speculativo: tensioni improvvise in Medio Oriente o Sud America offrono opportunità di breve termine su CFD e futures.
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Previsioni Petrolio 2026: FAQ
Alcune domande frequenti
In caso di escalation politica che coinvolga anche l’Iran o di una debolezza marcata del dollaro USA, le previsioni sulla quotazione del petrolio potrebbero rivedere un rialzo del prezzo già nel breve termine. Tuttavia, la maggior parte delle stime punta a una stabilizzazione bassa, ideale per strategie di swing trading.




