Previsioni petrolio 2026: cosa aspettarsi dal prezzo del greggio

24 Agosto 2026

Previsioni Petrolio 2026

Outlook prezzo del greggio Brent

Agosto 2026

78$

area attuale

Q4 2026

90$

previsioni Goldman Sachs

Entro il 2030

65-80$

normalizzazione attesa

I punti chiave

Prezzo attuale: il Brent si attesta sui 78$ al barile, in ritracciamento rispetto ai precedenti picchi legati alle tensioni nel Mar Rosso.

Target 2026-2027: Goldman Sachs prevede il Brent a 90$ nel Q4 2026, con una discesa a 80$ di media nel 2027, in linea con la graduale normalizzazione dell'offerta.

Driver principali: accordo di pace USA-Iran, riapertura dello Stretto di Hormuz, surplus globale di offerta, politica di produzione OPEC+, domanda cinese.

Rischi: una nuova chiusura di Hormuz o escalation militare in Medio Oriente potrebbe far risalire il prezzo del petrolio ben oltre 100$ nel breve-medio periodo.

Strategia d'investimento: la tendenza attesa è un graduale rialzo da qui a fine 2026, seguito da una normalizzazione nel 2027. La guerra USA-Iran è un premio di rischio geopolitico.

Il mercato petrolifero è al centro di una fase di forte incertezza geopolitica, e le principali istituzioni finanziarie hanno aggiornato le proprie previsioni sul prezzo del petrolio Brent e WTI. Le proiezioni divergono per metodologia e ipotesi di base, ma disegnano insieme un quadro abbastanza chiaro per investitori e operatori del settore.

Analizziamo le stime per capire come evolverà la quotazione del petrolio greggio nel 2026 e negli anni a seguire, quali saranno i fattori chiave che influenzeranno i prezzi e i possibili scenari per chi valuta un investimento nel settore energetico.

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Previsioni petrolio: il punto della situazione

La guerra in Medio Oriente che dura da cinque mesi sta rappresentando uno shock molto forte per i mercati delle materie prime, soprattutto per il petrolio, perché sta riducendo in modo significativo l’offerta disponibile a livello globale. 

Nelle fasi di tensione più acute il Brent si è spinto stabilmente oltre i 110$ al barile e ha toccato i 120$ ad aprile, segnando un cambio di regime rispetto alle fasi iniziali.

Il movimento è stato accompagnato da un dollaro ancora forte e da mercati azionari più fragili, mentre la reazione dei beni rifugio come l’oro e l'argento è risultata meno lineare, risentendo anche delle crescenti pressioni inflazionistiche e delle decisioni sui tassi.

Il cambio di rotta è arrivato a metà giugno, quando le due parti hanno firmato un'intesa preliminare di pace. I mercati hanno reagito immediatamente scaricando petrolio: in un solo giorno il Brent ha perso oltre il 4%, e il calo è continuato nelle settimane successive fino a tornare intorno ai 72$ al barile cioè praticamente ai livelli di prima della guerra.

La tregua si è però rivelata fragile e di breve durata: già a metà luglio gli scontri sono ripresi con nuovi raid statunitensi sull'Iran e attacchi iraniani a basi USA nel Golfo, mentre lo Stretto di Hormuz è tornato teatro di attacchi alle petroliere. A peggiorare ulteriormente il quadro, nella settimana del 20 luglio gli Houthi yemeniti hanno annunciato un blocco navale contro l'Arabia Saudita e rivendicato l'attacco a due petroliere saudite nel Mar Rosso, mentre il Kazakistan ha sospeso le esportazioni dal terminal del Caspian Pipeline Consortium dopo attacchi con droni. Il risultato è stato un nuovo, brusco rally: il Brent è tornato a sfiorare i 100$ al barile, il livello più alto da fine maggio, con Washington e Teheran che continuano a escludere una ripresa a breve dei negoziati.

 

 

Cosa sta succedendo al prezzo del petrolio

L'andamento dei prezzi conferma che a preoccupare il mercato non sono variazioni nella domanda, quanto il rischio concreto di interruzioni nell'approvvigionamento. Il livello di allerta nello Stretto di Hormuz resta elevato dopo i ripetuti attacchi contro imbarcazioni commerciali, mentre ora si aggiunge l'incognita del Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb, da cui transita circa il 12% del commercio mondiale.

Al momento non ci sono segnali di una ripresa a breve dei negoziati tra Washington e Teheran, e questo alimenta le aspettative di un'ulteriore volatilità delle quotazioni petrolifere. Anche le prossime mosse di attori chiave come l'OPEC+ o l'amministrazione statunitense, così come gli sviluppi sul fronte del blocco saudita-Houthi, saranno determinanti per l'evoluzione dei prezzi nei prossimi giorni.

Cosa aspettarsi dal mercato petrolifero nel 2026

Cosa dicono gli esperti sul petrolio? Il sentiment resta incerto e fortemente influenzato dal conflitto in Medio Oriente, con attacchi diretti alle infrastrutture energetiche e pressioni sulle rotte di esportazione, in particolare lo Stretto di Hormuz.

Ecco alcuni target price degli analisti che abbiamo raccolto:

  • Secondo le previsioni della Banca Mondiale, riportate nell'ultimo Commodity Markets Outlook, i prezzi delle materie prime aumenteranno in media del 24% quest'anno, il livello più alto dall'invasione dell'Ucraina nel 2022. In questo scenario, il petrolio Brent dovrebbe attestarsi intorno agli 86$ al barile, circa 26$ in più rispetto alle previsioni di inizio anno. Queste previsioni si basano sull'ipotesi che le interruzioni più acute terminino e che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ritorni gradualmente ai livelli prebellici entro la fine dell'anno. 
  • Goldman Sachs: con uno scenario base che ipotizza la riapertura dello Stretto, subordinata a un accordo credibile e alla ratifica da parte del Consiglio di sicurezza ONU, il prezzo medio del Brent per il 2026 sarebbe di 90$/barile, con un rientro nel 2027 a 80$.
  • JP Morgan: le ultime stime parlano di un Brent mediamente a 86$ nel terzo trimestre, che scende a 80$ nel quarto, con un prezzo di fine anno attorno ai 78$. Lo scenario si fa ancora più cauto guardando al 2027, quando JPMorgan prevede una media di appena 64$ al barile, un livello che segnala come la banca stia scontando un eccesso strutturale di offerta destinato a durare ben oltre l'anno in corso. Ma JP Morgan ha delineato anche scenari alternativi:
  • Escalation su larga scala: range 120–130$

  • Scenario peggiore (chiusura prolungata + tagli produzione): superamento della soglia dei 150$/barile.

 

  • S&P Global Ratings ha rivisto al rialzo le proprie previsioni per il 2026. Le nuove stime indicano 95$/barile per il WTI e 100$/barile per il Brent per il resto dell'anno in corso. Nel 2027 i prezzi dovrebbero scendere a 70$ (WTI) e 75$ (Brent), per poi stabilizzarsi in un range di 60-65$ entro il 2029. Il messaggio di fondo è di una correzione progressiva: prezzi elevati nel breve, normalizzazione nel medio termine.

 

  • Secondo le ultime stime dell’EIA, il prezzo medio del petrolio Brent nel secondo trimestre 2026 sarà di 115$, per poi ridursi gradualmente fino a circa 88$ al barile nel quarto trimestre. Queste previsioni si fondano sull’ipotesi di una progressiva ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz, che tuttavia non tornerà ai livelli precedenti al conflitto prima della fine del 2026. Anche la produzione petrolifera attualmente interrotta dovrebbe riattivarsi in modo graduale, parallelamente alla normalizzazione dei flussi attraverso lo stretto e al riassetto delle rotte commerciali. A causa di questo periodo di transizione relativamente lungo, i prezzi del petrolio sono attesi rimanere su livelli sostenuti anche successivamente, con una media stimata di 76$ al barile nel 2027.

 

  • CoinCodex: i prezzi rimbalzeranno verso fine anno, intorno ai 123,83$ a dicembre 2026. Il quadro per il 2027 è decisamente più rialzista: la stima prevede una brusca accelerazione nella prima metà dell'anno, con una possibile rottura della soglia dei 200$/barile entro fine 2027, una proiezione che resta al limite superiore del consenso e va letta come scenario estremo.

Previsioni petrolio 2026: i fattori da tenere in considerazione

Come andrà la quotazione del petrolio nel 2026 dipenderà da una combinazione di fattori strutturali e geopolitici.

Rischi geopolitici

I rischi geopolitici restano una variabile chiave. Un cambiamento radicale nella leadership iraniana o tensioni in altri paesi produttori possono generare picchi significativi, simili a quelli storici osservati in seguito a rivoluzioni o colpi di Stato.

Tuttavia, la previsione di lungo periodo rimane prudente, con rialzi temporanei ma non sostenuti, a meno che i fondamentali non cambino.

L’effetto Cina

Un altro fattore chiave è la Cina, che sta accumulando enormi riserve strategiche di petrolio: se le esportazioni venezuelane, che si attestano intorno ai 0,8 milioni di barili al giorno, dovessero interrompersi, Pechino potrebbe attingere alle sue scorte invece di aumentare gli acquisti sul mercato globale.

Questo “ammortizzatore” riduce il rischio di uno shock dei prezzi, rendendo improbabile uno scenario simile alle crisi energetiche del 1973 o del 2022.

Impatto su inflazione e mercati finanziari

I prezzi elevati del petrolio influenzano direttamente i trasporti, l'industria e l'inflazione globale, complicando le politiche delle banche centrali.

Gli investitori si sono mossi verso asset rifugio, come oro e dollaro, e la volatilità dei mercati azionari è aumentata.

Eventuali interruzioni prolungate del gas naturale, in particolare in Europa, potrebbero ulteriormente amplificare le pressioni sui prezzi energetici.

Altri fattori da monitorare

Oltre alla situazione in Medio Oriente, gli investitori dovranno seguire con attenzione una serie di variabili chiave:

  • Le decisioni dell’OPEC+ e la misura in cui i paesi membri aderiscono alle politiche di produzione
  • L’andamento delle scorte petrolifere globali, in particolare in Cina e nei paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
  • Gli sviluppi geopolitici in aree ad alta rilevanza energetica come la Russia 
  • La salute dell’economia globale e il suo impatto sulla crescita (o il rallentamento) della domanda di petrolio.

Conviene investire sul petrolio nel 2026? I possibili scenari

Il settore energetico resta uno dei più liquidi in borsa, ma nel 2026 la strategia deve essere prudente.

Le previsioni non indicano un anno particolarmente favorevole per chi cerca rendimenti di lungo periodo sul prezzo del greggio.

Tuttavia, il mercato petrolifero segue un meccanismo di autocorrezione: prezzi bassi scoraggiano le aziende dal perforare nuovi pozzi. Poiché i giacimenti esistenti si esauriscono naturalmente, la mancanza di investimenti nel 2026 potrebbe preparare il terreno per una futura scarsità che può innescare una fase rialzista.

È per questo che molte previsioni a lungo termine indicano un possibile recupero nel 2027-2028, dopo un 2026 debole.

Le opportunità per chi investe

In sintesi, il 2026 si presenta come un anno di transizione e riposizionamento piuttosto che di crescita esplosiva.

  • Scenario prudente: con prezzi attesi tra i 78 e gli 80 dollari al barile a fine 2026 secondo JPMorgan, meglio puntare su titoli Big Oil con dividendi solidi o su società di servizi petroliferi impegnate nella ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel Golfo.
  • Scenario speculativo: la fragilità dell'accordo USA-Iran e le trattative ancora aperte su nucleare e sanzioni offrono opportunità di breve termine su CFD e futures in caso di nuova escalation.

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Domande frequenti sulle previsioni petrolio 2026

Dove può arrivare il prezzo del petrolio?

Il petrolio resta molto sensibile al conflitto in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz. Le ultime stime della World Bank parlano di un aumento delle materie prime del 24% nel 2026, con un prezzo medio del petrolio Brent intorno agli 86$ al barile. Goldman Sachs ha ipotizzato che prezzi al di sopra dei 100$ potrebbero protrarsi fino al 2027.

Lo scenario più estremo, con chiusura prolungata e tagli alla produzione nel Golfo, porterebbe a quotazioni superiori ai 150$.

Alcune previsioni più aggressive indicano addirittura una possibile rottura dei 200$ entro fine 2027, ma si tratta di scenari di coda che presuppongono un deterioramento significativo del contesto geopolitico globale.

Il petrolio quando scenderà?

Dopo la fiammata del 2025-2026, legata alle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico, i prezzi dovrebbero iniziare a rientrare gradualmente a partire dal 2027, quando il consensus degli analisti prevede quotazioni in area 70-75$/barile per il Brent.

Un ritorno verso i 60-65$ è atteso entro il 2029, man mano che l'offerta globale si ribilancia e la domanda cresce a un ritmo più moderato.

Nel breve periodo, però, la discesa non è garantita: molto dipenderà dall'evoluzione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalle scelte di produzione dei principali paesi esportatori.

Che differenza c’è tra Brent e WTI?

La maggior parte del petrolio scambiato nel mondo viene prezzato prendendo il Brent come riferimento. Quando si parla di prezzo del petrolio in ottica globale, di solito si intende il Brent.

Il WTI (West Texas Intermediate), invece, è il prezzo di riferimento per il mercato statunitense.

Il Brent è legato al petrolio estratto nel Mare del Nord e viene trasportato via nave, raggiungendo Europa, Asia e altri mercati. A livello fisico è più leggero, con meno zolfo e meno facile da raffinare rispetto al WTI, e tra i due spesso costa un po’ di più.

Chi decide i prezzi del petrolio?

Il prezzo del petrolio non è deciso da qualcuno, ma nasce dal mercato, cioè dall’incontro tra domanda e offerta, con forti influenze dei produttori principali (paesi OPEC, Russia, Stati Uniti) che decidono quanto petrolio mettere sul mercato, e da quello che succede nel mondo, come tensioni geopolitiche, guerre, sanzioni o problemi logistici.

Come funziona il prezzo del petrolio?

Il prezzo del petrolio funziona come un bilanciere, regolato dal rapporto tra domanda e offerta e dai rischi percepiti dal mercato. Il prezzo sale se ci sono guerre o tensioni che rendono il petrolio meno disponibile su scala globale, o se l’OPEC decide tagli alla produzione, oppure un aumento della domanda che porta più persone e industrie a consumare petrolio. Scende quando ce n’è di più, la domanda cala (per esempio, per rallentamenti economici) o il mercato è tranquillo.

Il petrolio può arrivare a 200$ al barile?

La soglia dei 200$ è la domanda da un milione di dollari in questo momento. L’Iran ha dichiarato che "il mondo dovrebbe prepararsi a un prezzo del petrolio di 200$ al barile", e alcuni analisti non la ritengono un’ipotesi da escludere per il 2026. I prezzi benchmark del Medio Oriente, come quelli dell’Oman e di Dubai, hanno già superato la soglia dei 150$, quindi i 200$ sono già a portata di mano, anche se non per il Brent e il WTI. Quanto ancora aumenterà il prezzo del petrolio da ora in avanti dipende quasi interamente da quanto a lungo rimarrà chiuso lo Stretto di Hormuz, dicono gli esperti.

Quando finirà il petrolio nel mondo?

Nonostante la crescita delle rinnovabili, il greggio rimane una risorsa centrale dell’economia globale ancora per diversi decenni. Le previsioni confermano che, pur in un contesto di transizione energetica, il petrolio continuerà a essere un asset strategico per ogni portafoglio diversificato.

Dovrei investire nel petrolio?

Dipende dall'orizzonte temporale e dalla tolleranza al rischio. Nel breve periodo il petrolio offre potenziale di rendimento elevato, ma con una volatilità altrettanto alta: le tensioni geopolitiche possono far scattare forti rialzi in pochi giorni, ma anche rientrare rapidamente. Sul medio termine (2027–2029), le previsioni indicano una progressiva discesa dei prezzi verso livelli più contenuti, il che limita il potenziale di guadagno per chi acquista oggi a prezzi elevati.

Chi valuta un'esposizione al settore dovrebbe considerare strumenti diversificati come ETF su materie prime o azioni di società energetiche piuttosto che puntare direttamente sul prezzo spot, e farlo nell'ambito di un portafoglio ben bilanciato. Come sempre, non si tratta di un consiglio di investimento: è consigliabile consultare un consulente finanziario prima di prendere decisioni.

Autore dell'articolo:

Giulia Adonopoulos autrice
Giulia Adonopoulos
Fintech Expert
Giornalista specializzata in fintech, innovazione e finanza personale, con 15 anni di esperienza tra editoria tradizionale e digitale. È stata caporedattrice di Forbes Advisor Italia e ha coordinato le sezioni Tecnologia e Fintech di Money.it, occupandosi di startup, finanza alternativa e trasformazione digitale nei servizi finanziari. È stata inclusa nella Top 100 Fintech Leaders and Influencers in Italy. Vive a Roma.
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