Previsioni petrolio 2026: cosa aspettarsi dal prezzo del greggio

Giulia Adonopoulos Aggiornato il 9 ottobre 2026

In breve

Brent (future)104,28$chiusura del 08/10/2026
Media 202691$EIA, settembre 2026
Media 202774$EIA, settembre 2026
  • Rischi: una nuova chiusura di Hormuz o un’escalation in Medio Oriente terrebbero il Brent sopra 100$ anche nel 2027, contro i 74$ stimati da EIA
  • Driver principali: accordo di pace USA-Iran, apertura dello Stretto di Hormuz, surplus globale di offerta, politica di produzione OPEC+, domanda cinese

Il mercato petrolifero è al centro di una fase di forte incertezza geopolitica, e le principali istituzioni finanziarie hanno aggiornato le proprie previsioni sul prezzo del petrolio Brent e WTI. Le proiezioni divergono per metodologia e ipotesi di base, ma disegnano insieme un quadro abbastanza chiaro per investitori e operatori del settore.

Analizziamo le stime per capire come evolverà la quotazione del petrolio greggio nel 2026, 2027 e fino al 2030, quali saranno i fattori chiave che influenzeranno i prezzi e i possibili scenari per chi valuta un investimento nel settore energetico.

Previsioni petrolio: il punto della situazione

La guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, è uno shock molto forte per i mercati delle materie prime, soprattutto per il petrolio, perché riduce in modo significativo l’offerta disponibile a livello globale.

L’11 settembre 2026 un attacco con droni ha messo fuori uso l'oleodotto saudita East-West, la principale via che consente di esportare petrolio aggirando lo Stretto di Hormuz, chiuso dalla guerra. Prima dell’attacco la linea trasportava 4-5 milioni di barili al giorno; il 28-29 settembre è ripartita, con circa 3,5 milioni di barili al giorno.

A peggiorare la situazione, il 14 settembre le forze Houthi, sostenute dall'Iran, hanno attaccato con missili e droni la base aerea saudita di Khamis Mushait e il 16 hanno rivendicato un attacco agli impianti Aramco di Yanbu, da cui partono altri 2 milioni di barili al giorno di esportazioni. Il 15 settembre Goldman Sachs stimava tempi di riparazione dell’oleodotto tra pochi giorni e otto settimane.

Proprio Goldman Sachs avvertiva il 15 settembre che questa escalation poteva far salire il Brent oltre i 120$ al barile, mentre Capital Economics (15 settembre) stimava che, in assenza di flussi alternativi attraverso Hormuz, una chiusura prolungata dell'oleodotto potrebbe spingere i prezzi fino a 130$. A contenere parzialmente i rialzi ha contribuito un segnale distensivo: colloqui tra il presidente egiziano al-Sisi e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso. Resta però il dato sul traffico marittimo: il 27 settembre IMF PortWatch ha registrato un solo transito nello Stretto di Hormuz, contro circa 85 al giorno prima della crisi.

Nelle fasi più acute della guerra il future sul Brent si è spinto più volte oltre i 110$ al barile e ha toccato 120,88$ il 30 aprile; il Brent spot ha segnato 138,21$ il 7 aprile (EIA).

Il movimento è stato accompagnato da un dollaro ancora forte e da mercati azionari più fragili, mentre la reazione dei beni rifugio come l’oro e l'argento è risultata meno lineare, risentendo anche delle crescenti pressioni inflazionistiche e delle decisioni sui tassi. Leggi anche le nostre previsioni sul prezzo dell’oro e le previsioni sul prezzo dell’argento.

Il cambio di rotta è arrivato il 14-15 giugno, con l’annuncio di un'intesa preliminare di pace. I mercati hanno reagito immediatamente scaricando petrolio: in un solo giorno il Brent ha perso oltre il 4%, e il calo è continuato nelle settimane successive fino al minimo di 68,53$ al barile del 2 luglio (Brent spot, EIA), praticamente ai livelli di prima della guerra.

La tregua si è però rivelata fragile e di breve durata: già il 7-8 luglio il cessate il fuoco è crollato e gli scontri sono ripresi con nuovi raid statunitensi sull'Iran e attacchi iraniani a basi USA nel Golfo, mentre lo Stretto di Hormuz è tornato teatro di attacchi alle petroliere. A peggiorare ulteriormente il quadro, nella settimana del 20 luglio gli Houthi yemeniti hanno annunciato un blocco navale contro l'Arabia Saudita e rivendicato l'attacco a due petroliere saudite nel Mar Rosso, mentre il Kazakistan ha sospeso le esportazioni dal terminal del Caspian Pipeline Consortium dopo attacchi con droni, riprese il 27 luglio. Il risultato è stato un nuovo, brusco rally: il future sul Brent è tornato a sfiorare i 100$ al barile e il Brent spot ha toccato 105,32$ il 23 luglio (EIA). 

A fine settembre 2026 lo Stretto resta di fatto chiuso al traffico commerciale normale, ma grazie alle rotte alternative l’export del Golfo è vicino ai livelli prebellici. Al 08/10/2026 il future sul Brent ha chiuso a 104,28$ al barile e quello sul WTI a 91,49$ (Reuters).

 

Cosa aspettarsi dal mercato petrolifero nel 2026

Cosa dicono gli esperti sul petrolio? Il sentiment resta incerto e fortemente influenzato dal conflitto in Medio Oriente, con attacchi diretti alle infrastrutture energetiche e pressioni sulle rotte di esportazione, in particolare lo Stretto di Hormuz.

Ecco alcuni target price degli analisti che abbiamo raccolto:

  • Nel Commodity Markets Outlook del 28 aprile 2026 la Banca Mondiale stima per il 2026 un aumento dei prezzi dell’energia del 24% e delle materie prime nel complesso del 16%. In questo scenario il petrolio Brent dovrebbe attestarsi in media intorno agli 86$ al barile, circa 26$ in più rispetto alle previsioni di gennaio. Queste previsioni si basano sull'ipotesi che le interruzioni più acute terminino e che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ritorni gradualmente ai livelli prebellici entro la fine dell'anno. 
  • Goldman Sachs: a settembre 2026 stima il Brent a 85$ a dicembre 2026. Il 23 luglio, nello scenario con lo Stretto riaperto, indicava 80$ nel quarto trimestre e 75$ nel 2027; in caso di escalation lo vede oltre i 120$.
  • JP Morgan: a fine giugno 2026 prevedeva un Brent in media a 86$ nel terzo trimestre, contro una media effettiva di circa 94$ (Brent spot EIA dal 1° luglio al 22 settembre), e 80$ nel quarto, con 64$ di media nel 2027. Il 17 settembre la banca ha sospeso lo scenario base, spiegando di non poter prevedere l'esito della guerra. A inizio maggio, in piena crisi, aveva indicato 120-130$ in caso di escalation e oltre 150$ con una chiusura prolungata di Hormuz.

 

  • Nello Short-Term Energy Outlook del 9 settembre 2026 l’EIA stima il Brent intorno ai 90$ al barile nella seconda metà del 2026, con una media di 91$ per l’intero 2026 e di 74$ nel 2027.

Previsioni petrolio 2026: i fattori da tenere in considerazione

Come andrà la quotazione del petrolio nel 2026 dipenderà da una combinazione di fattori strutturali e geopolitici.

Rischi geopolitici

I rischi geopolitici restano una variabile chiave. Un cambiamento radicale nella leadership iraniana o tensioni in altri paesi produttori possono generare picchi significativi, simili a quelli storici osservati in seguito a rivoluzioni o colpi di Stato.

Tuttavia, la previsione di lungo periodo rimane prudente, con rialzi temporanei ma non sostenuti, a meno che i fondamentali non cambino.

L’effetto Cina

Un altro fattore chiave è la Cina, che sta accumulando enormi riserve strategiche di petrolio: se le esportazioni venezuelane, che si attestavano intorno agli 0,8 milioni di barili al giorno a gennaio 2026, dovessero interrompersi, Pechino potrebbe attingere alle sue scorte invece di aumentare gli acquisti sul mercato globale.

Questo “ammortizzatore” riduce il rischio di uno shock dei prezzi, rendendo improbabile uno scenario simile alle crisi energetiche del 1973 o del 2022.

Impatto su inflazione e mercati finanziari

I prezzi elevati del petrolio influenzano direttamente i trasporti, l'industria e l'inflazione globale, complicando le politiche delle banche centrali.

Gli investitori si sono mossi verso asset rifugio, come oro e dollaro, e la volatilità dei mercati azionari è aumentata.

Eventuali interruzioni prolungate del gas naturale, in particolare in Europa, potrebbero ulteriormente amplificare le pressioni sui prezzi energetici.

Altri fattori da monitorare

Oltre alla situazione in Medio Oriente, gli investitori dovranno seguire con attenzione una serie di variabili chiave:

  • Le decisioni dell’OPEC+ e la misura in cui i paesi membri aderiscono alle politiche di produzione
  • L’andamento delle scorte petrolifere globali, in particolare in Cina e nei paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
  • Gli sviluppi geopolitici in aree ad alta rilevanza energetica come la Russia 
  • La salute dell’economia globale e il suo impatto sulla crescita (o il rallentamento) della domanda di petrolio.

Conviene investire sul petrolio nel 2026? I possibili scenari

Il settore energetico resta uno dei più liquidi in borsa, ma nel 2026 la strategia deve essere prudente.

Le previsioni non indicano un anno particolarmente favorevole per chi cerca rendimenti di lungo periodo sul prezzo del greggio.

Tuttavia, il mercato petrolifero segue un meccanismo di autocorrezione: prezzi bassi scoraggiano le aziende dal perforare nuovi pozzi. Poiché i giacimenti esistenti si esauriscono naturalmente, la mancanza di investimenti nel 2026 potrebbe preparare il terreno per una futura scarsità che può innescare una fase rialzista.

È per questo che molte previsioni a lungo termine indicano un possibile recupero nel 2027-2028, dopo un 2026 debole.

Le opportunità per chi investe

In sintesi, il 2026 si presenta come un anno di transizione e riposizionamento piuttosto che di crescita esplosiva.

  • Scenario prudente: con un Brent medio di 91$ nel 2026 e di 74$ nel 2027 secondo l’EIA (settembre 2026), meglio puntare su titoli Big Oil con dividendi solidi o su società di servizi petroliferi impegnate nella ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel Golfo.
  • Scenario speculativo: la fragilità dell'accordo USA-Iran e le trattative ancora aperte su nucleare e sanzioni offrono opportunità di breve termine su CFD e futures in caso di nuova escalation.

Per costruire una strategia bilanciata, consulta le nostre guide aggiornate sulle migliori azioni italiane e le migliori azioni USA del 2026, oppure analizza i migliori ETF 2026 per una diversificazione a basso costo.

Se invece hai una maggiore propensione al rischio, scopri quali sono le migliori criptovalute da monitorare nel 2026.

Domande frequenti sulle previsioni petrolio 2026

Dove può arrivare il prezzo del petrolio?

Il petrolio resta molto sensibile al conflitto in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz. Nel Commodity Markets Outlook di aprile 2026 la Banca Mondiale stima un aumento dei prezzi dell’energia del 24% nel 2026 (+16% le materie prime nel complesso), con un prezzo medio del Brent intorno agli 86$ al barile. Alcuni analisti non escludono prezzi al di sopra dei 100$ entro la fine del 2026 inizio 2027. Lo scenario più estremo, con chiusura prolungata e tagli alla produzione nel Golfo, porterebbe a quotazioni superiori ai 150$ (JP Morgan, maggio 2026).

Il petrolio quando scenderà?

Dopo la fiammata del 2026, legata alla guerra nel Golfo Persico, le stime indicano un rientro graduale: l’EIA (settembre 2026) prevede per il Brent una media di 74$ al barile nel 2027, contro i 91$ del 2026. Nel breve periodo, però, la discesa non è garantita: molto dipenderà dall'evoluzione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalle scelte di produzione dei principali paesi esportatori.

Che differenza c’è tra Brent e WTI?

La maggior parte del petrolio scambiato nel mondo viene prezzato prendendo il Brent come riferimento. Quando si parla di prezzo del petrolio in ottica globale, di solito si intende il Brent. Il WTI (West Texas Intermediate), invece, è il prezzo di riferimento per il mercato statunitense. Il Brent è legato al petrolio estratto nel Mare del Nord e viene trasportato via nave, raggiungendo Europa, Asia e altri mercati. A livello fisico è più leggero, con meno zolfo e meno facile da raffinare rispetto al WTI, e tra i due spesso costa un po’ di più.

Chi decide i prezzi del petrolio?

Il prezzo del petrolio non è deciso da qualcuno, ma nasce dal mercato, cioè dall’incontro tra domanda e offerta, con forti influenze dei produttori principali (paesi OPEC, Russia, Stati Uniti) che decidono quanto petrolio mettere sul mercato, e da quello che succede nel mondo, come tensioni geopolitiche, guerre, sanzioni o problemi logistici.

Come funziona il prezzo del petrolio?

Il prezzo del petrolio funziona come un bilanciere, regolato dal rapporto tra domanda e offerta e dai rischi percepiti dal mercato. Il prezzo sale se ci sono guerre o tensioni che rendono il petrolio meno disponibile su scala globale, o se l’OPEC decide tagli alla produzione, oppure un aumento della domanda che porta più persone e industrie a consumare petrolio. Scende quando ce n’è di più, la domanda cala (per esempio, per rallentamenti economici) o il mercato è tranquillo.

Il petrolio può arrivare a 200$ al barile?

Nessuna delle stime con fonte che abbiamo trovato arriva a 200$ per il Brent o il WTI. I benchmark del Medio Oriente sono però andati molto più in alto: il 19 marzo 2026 il Dubai ha superato i 166$ e il 16 settembre l’Oman era a 155,14$. Quanto potrà salire ancora il prezzo del petrolio dipende quasi interamente da quanto a lungo rimarrà chiuso lo Stretto di Hormuz, dicono gli esperti.

Quando finirà il petrolio nel mondo?

Nonostante la crescita delle rinnovabili, il greggio rimane una risorsa centrale dell’economia globale ancora per diversi decenni. Le previsioni confermano che, pur in un contesto di transizione energetica, il petrolio continuerà a essere un asset strategico per ogni portafoglio diversificato.

Dovrei investire nel petrolio?

Dipende dall'orizzonte temporale e dalla tolleranza al rischio. Nel breve periodo il petrolio offre potenziale di rendimento elevato, ma con una volatilità altrettanto alta: le tensioni geopolitiche possono far scattare forti rialzi in pochi giorni, ma anche rientrare rapidamente. Per il 2027 l’EIA (settembre 2026) stima una discesa del Brent a 74$ di media, il che limita il potenziale di guadagno per chi acquista ai prezzi del 2026. Chi valuta un'esposizione al settore dovrebbe considerare strumenti diversificati come ETF su materie prime o azioni di società energetiche piuttosto che puntare direttamente sul prezzo spot, e farlo nell'ambito di un portafoglio ben bilanciato. Come sempre, non si tratta di un consiglio di investimento: è consigliabile consultare un consulente finanziario prima di prendere decisioni.

Giulia Adonopoulos

Fintech Expert

Giornalista specializzata in fintech, innovazione e finanza personale, con 15 anni di esperienza tra editoria tradizionale e digitale. È stata caporedattrice di Forbes Advisor Italia e ha coordinato le sezioni Tecnologia e Fintech di Money.it, occupandosi di startup, finanza alternativa e trasformazione digitale nei servizi finanziari. È stata inclusa nella Top 100 Fintech Leaders and Influencers in Italy. Vive a Roma.

Dati verificati il 09/10/2026Profilo autore →

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