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Tether: La stablecoin più capitalizzata

Alfredo de Candia   18 maggio 2021

Autore dell'articolo
Alfredo de Candia Autore
Alfredo de Candia
Crypto Expert

Android developer da oltre 10 anni sul Play Store di Google con oltre 60 applicazioni tra cui un dizionario di giapponese; game director di oltre 50 giochi per smartphone ed autore di diversi libri anche nel settore crypto e blockchain come Mastering EOS, Mastering DeFi e Mastering NFT.

 
 Pro:   Contro:
Stablecoin che riesce a mantenere un prezzo vicino alla fiat di riferimento.     Essendo centralizzata, solo Tether può emettere l'asset.
Elevata liquidità dell'asset digitale.     Tether ha la facoltà di bloccare e congelare i fondi degli utenti.
Non suscettibile alle fluttuazioni del mercato.     Non è possibile fare operazioni cross-chain.
Richiesta di aiuto per recuperare eventuali fondi persi o rubati.     Asset non ancora sufficientemente accettato come metodo di pagamento.

 

Pro:

Stablecoin che riesce a mantenere un prezzo vicino alla fiat di riferimento.
Elevata liquidità dell'asset digitale.
Non suscettibile alle fluttuazioni del mercato.
Richiesta di aiuto per recuperare eventuali fondi persi o rubati.

Contro:

Essendo centralizzata, solo Tether può emettere l'asset.
Tether ha la facoltà di bloccare e congelare i fondi degli utenti.
Non è possibile fare operazioni cross-chain.
Asset non ancora sufficientemente accettato come metodo di pagamento.

Nel panorama delle crypto e della blockchain possiamo trovare diversi asset, tutti suscettibili alla volatilità del mercato. Accanto alle stesse sono emerse delle vere stablecoin che permettono, grazie a determinati protocolli, di mantenere il loro prezzo vicino al valore della fiat di riferimento, soprattutto il dollaro.
Una stablecoin che ha trovato largo successo è sicuramente Tether (USDT); all’interno di questa recensione approfondiremo il perché è così apprezzata ed utilizzata.

Storia

Non tutti sono a conoscenza che questa stablecoin è stata lanciata con diversi connotati, a partire proprio dal nome.
Dal lancio del progetto iniziale nel 2012, infatti, era conosciuta come Realcoin, e nel relativo whitepaper pubblicato da J. R. Willet (nientemeno che il papà delle ICO (Initial Coin Offering)) veniva presentato un asset che seguisse e replicasse l’andamento del prezzo sottostante, sfruttando il protocollo bitcoin come blockchain di riferimento, anche perché all’epoca non esistevano soluzioni di questo tipo e rappresentava una vera novità.

Come ogni progetto con una lunga data alle spalle, lo stesso è stato poi, successivamente, rebrandizzato in quello che conosciamo oggi ossia Tether, cambiamento che fu annunciato dallo stesso CEO Reeve Collins nel lontano novembre 2014.
Ed è così che troviamo i primi USDT su Omni, ossia un layer che si poggia sulla blockchain di Bitcoin.

Va ricordato che Tether Limited è una controllata dell’exchange Bitfinex e di conseguenza lo stesso exchange si pone come piattaforma principale per il recupero di questo asset offrendo la possibilità di inviare e ricevere Tether (USDT) tra le diverse blockchain, visto che non permette di eseguire transazioni cross-chain in maniera diretta.

Crypto o token?

Spesso si fa confusione tra crypto e token, soprattutto per coloro esterni a questo settore, confondendo un semplice token con una crypto più evoluta in quanto la stessa viene generata dalla blockchain in maniera progressiva e seguendo l’algoritmo prestabilito per quella blockchain, come ad esempio i BTC vengono emessi dal protocollo e quindi dalla blockchain di bitcoin e non sono stati creati a priori per essere distribuiti.

In questo caso invece Tether (USDT) è un token che viene emesso o distrutto seguendo un determinato smart contract che permette agli autori di emettere e distruggere una quantità di USDT in maniera autonoma ed in linea con le riserve che dispone.

Inoltre questo token è disponibile su diverse blockchain differenti e quindi è necessario sviluppare un token specifico e compatibile con le diverse blockchain di riferimento, avendo la peculiarità di non essere chiusa o limitata nelle scelte.

Va sottolineato che siamo in presenza di una stablecoin che si basa su un controvalore prevalentemente in fiat e quindi ad ogni Tether (USDT) emesso, troviamo alle spalle un sottostante in moneta fiat, che ne “attesta” la relativa quantità emessa, questo significa che, in teoria, non possono essere emessi più Tether (USDT) del sottostante che Tether possiede, ed è proprio per questo che è una delle poche realtà, anche per via della sua capitalizzazione, che è sottoposta a controlli severi e di trasparenze delle proprie riserve, proprio a testimoniare e certificare che detiene effettivamente quanto emesso fino a quel momento.

Blockchain di riferimento

Per quanto riguarda la blockchain su cui questo token si trova ed è operativo, vediamo che non ha una blockchain propria ma si basa su altre blockchain già esistenti: questo rende di fatto il token ed il progetto agnostico a qualsiasi blockchain. 

Quindi non viene discriminata nessuna blockchain a priori e questo permette di essere presente sulla maggior parte delle blockchain più utilizzate.

Infatti tra le blockchain in cui possiamo trovare questo token abbiamo Omni con oltre 1 miliardo di USDT, sulla blockchain di Ethereum oltre 26 miliardi di USDT, sulla blockchain di Tron oltre 30 miliardi di USDT, sulla blockchain di EOS oltre 100 milioni di UDST ma anche Liquid, Algorand, SLP e di recente anche Solana.

È anche grazie a questa apertura che questo asset è diventato il punto di riferimento per tutti, sia utenti semplici che exchange e grandi istituzionali.
Chiunque può investire capitali enormi senza nessun tipo di limite, anche finanziario, ampliando in maniera continuativa la supply totale, che viene emessa seguendo un particolare processo che si basa sulle riserve che ha a disposizione per sorreggere una domanda sempre crescente di questo asset.

Dove comprare USDT?

Considerando la popolarità di questo token, vediamo che è diventato il token di riferimento per la maggior parte delle coppie, dopo il BTC, da parte degli stessi exchange centralizzati e di conseguenza è disponibile nella maggior parte degli stessi.

Sicuramente l’exchange con maggiori volumi è Binance che offre diverse coppie crypto con USDT ma è possibile comprarlo anche tramite varie forme di pagamento tradizionali e con fiat.
Un altro exchange è quello di Huobi Global che fornisce anch’esso diverse coppie per poter recuperare gli USDT.
Su Coinbase invece è arrivato da poco come asset e quindi ha minori volumi ma ciò non toglie che è possibile acquistare questa crypto in maniera diretta sia tramite altre crypto e sia tramite fiat senza alcun tipo di problema.

Se cerchiamo alternative diverse per recuperare questo token allora si possono sfruttare i perpetual ed i futures che troviamo su OKEx, BitMEX e Gate.io, ed in alternativa recuperare questo token sulla maggior parte degli exchange decentralizzati (DEX) come Uniswap, TronSwap e DefiBox in maniera decentralizzata ed autonoma gli USDT scambiandoli per diversi token che possediamo, perché in quel caso basta semplicemente collegare il proprio wallet alla relativa piattaforma e procedere con uno swap tra un nostro token e quello di USDT, sempre che troviamo la pool e l’asset di riferimento per fare questo tipo di scambio.

Sempre relativamente alla finanza decentralizzata (DeFi) ed alle liquidity pool, è possibile anche recuperare USDT in maniera “passiva” fornendo liquidità o creare liquidità per un token specifico, così per ogni scambio che verrà effettuato in quella pool, riceveremo le fee dalle varie transazioni che ci saranno, così recupereremo USDT in maniera proporzionale agli USDT depositati ed al volume che genererà la pool, in quanto una pool molto utilizzata, genererà profitti e fee maggiori rispetto ad una pool con un token sconosciuto o poco utilizzato (maggiori informazioni riguardo l’utilizzo di queste piattaforme decentralizzate è possibile consultarle nel libro Mastering DeFi – Guida pratica per principianti e non).

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Vantaggi

Per quanto riguarda i vantaggi di questo token, ne possiamo elencare diversi e che in maniera estensiva si possono applicare anche ad altre stablecoin simili e della stessa natura centralizzata come ad esempio USDC.

Una stablecoin per definizione ha la capacità e proprietà di essere stabile e mantenere un prezzo pressoché vicino alla fiat di riferimento, oscillando in maniera minima, ma comunque mantenendo sempre un prezzo intorno al dollaro, riducendo ai minimi la volatilità dell’asset.

Grazie alla pochissima volatilità del token, vediamo che lo stesso diventa di fatto un sostituto quasi eccellente delle fiat visto che possiamo convertire in maniera diretta le fiat nella loro controparte digitale ed avere il vantaggio di non essere suscettibile alla fluttuazione del mercato, evitando le relative perdite potenziali nel caso prendessimo un token ad un valore alto che nel corso del tempo potrebbe svalutarsi e farci perdere l’investimento iniziale.

In questo caso avremo un doppio vantaggio visto che da una parte avremo un asset digitale ed altamente liquido dato che lo potremo spostare a nostro piacimento, mentre dall’altra parte non avremo il problema della svalutazione dell’asset nel lungo periodo, proprio perché si manterrà stabile salvo eventi eccezionali.

Non dimentichiamo anche una caratteristica interessante, soprattutto in ambito hacking, in quanto essendo un asset centralizzato e controllato da un’entità come Tether, è possibile inviare una richiesta di aiuto per recuperare eventuali fondi persi o rubati e quindi, solo dopo una verifica del richiedente, è possibile ritornare in possesso dei fondi che si sono persi o rubati da eventuali criminali, rendendo questo asset abbastanza sicuro anche nei confronti di eventi di questo tipo.

Svantaggi

Così come ogni calamita ha un lato positivo ed uno negativo anche questa stablecoin ha alcuni svantaggi che presenta e che dobbiamo valutare con attenzione quando decidiamo di utilizzare questo particolare token.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che parliamo di una stablecoin centralizzata e questo significa che solo Tether ha la capacità di bruciare ed emettere questo asset, e non l’utente stesso in maniera autonoma sfruttando le proprie fiat.

Altro problema riguarda il controllo totale della supply, dato che Tether stessa è in grado di congelare, prelevare e distruggere i relativi USDT in maniera autonoma e da remoto, permettendo sia di recuperare eventuali fondi andati perduti o sottratti in attacchi criminali, pensiamo ai diversi attacchi a varie liquidity pool, ma anche bloccare e congelare i nostri fondi che sono sul nostro indirizzo, inibendo il loro utilizzo e quindi spostarli o prelevarli in qualsiasi modo.

Non a caso i criminali, consci di questa particolarità legata al token, evitano di compiere attacchi e sottrarre il relativo ammontare in USDT o comunque cercano di liquidarlo in maniera più veloce possibile, passando proprio da exchange decentralizzati come Uniswap così in questo modo i fondi rubati non potranno essere bloccati da remoto.

Un altro svantaggio è rappresentato dal fatto che non è possibile fare transazioni cross-chain, ossia inviare Tether (USDT) tra una blockchain e l’altra in maniera diretta, costringendo l’utente a passare da un terzo, di solito un exchange, che permette di convertire gli USDT di una blockchain in USDT di un’altra blockchain, come ad esempio Bitfinex che ha una dashboard dedicata per questo tipo di situazioni.

Conclusioni

Sicuramente questo asset ha conquistato la popolarità degli utenti crypto ed ha saputo imporsi sopra ogni altra stabelcoin, centralizzata e decentralizzata, sfiorando una capitalizzazione di quasi 60 miliardi di dollari, dimostrando come non solo ci sia domanda di strumenti affidabili e stabili come le stablecoin, ma anche che il limite/problema della centralizzazione del progetto, non ha ostacolato minimamente la sua crescita.

Anche la finanza decentralizzata (DeFi) ha contribuito alla sua espansione e crescita visto che con il moltiplicarsi di progetti e protocolli, soprattutto di exchange decentralizzati, Tether (USDT) è stato utilizzato come asset principale per formare varie coppie di trading e facilitare lo scambio tra nuovi token, impossibili da trovare su exchange centralizzati, e gli utenti stessi che comprano o vendono questi particolari token.

Non mancano anche piattaforme e servizi che da tempo hanno iniziato ad accettare questo asset come metodo di pagamento proprio per la sua particolare efficienza di mantenere il prezzo in maniera stabile e senza troppi problemi anche per quanto riguarda la blockchain di riferimento così da ampliare la portata degli utenti che utilizzano questo asset.

Per quanto mi riguarda ci troviamo sempre in presenza di un asset centralizzato e questo significa che nel caso in cui il sottostante dovesse trovarsi bloccato, mancante o sequestrato per un determinato motivo, ma anche per un fattore esterno e non controllabile, di riflesso anche il valore della controparte digitale diventerebbe inutilizzabile ed anzi potrebbe perdere di valore perché non c’è sufficiente garanzia di quanto possediamo. 

Se poi uniamo questo potenziale problema al fatto che in maniera autonoma o sotto richiesta giudiziaria, i nostri fondi possono essere bloccati e congelati, non rende attraente questa stablecoin per coloro che potrebbero trovarsi in difficoltà.
Essi infatti non potrebbero usare i fondi per pagare fornitori ma anche dipendenti, portando inevitabilmente l’azienda al collasso e chiusura, solo perché non poteva muovere i suoi fondi in maniera arbitraria, blocco che potrebbe essere causato anche da un problema esterno e non intenzionale, ma che comunque comporta un potenziale disagio per l’utente finale.

Disclaimer: Gli investimenti in criptovalute sono altamente volatili e non regolamentati. Non è previsto alcuno strumento di tutela degli investitori ai sensi delle leggi UE. Il tuo capitale è a rischio.

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